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Concorso letterario “Auguri Italia”

TESTO di Giacomo COMO (1° classificato)

QUEL FAZZOLETTO BIANCO INTORNO AL COLLO

24 OTTOBRE 1917 Marco si trovava a Caporetto sull'alta valle dell'Isonzo pronto ad affrontare il nemico, il suo cuore batteva forte, sapeva che non doveva lasciare spazio all'emozione, ma semplicemente agire. Gli era stato chiesto di combattere in nome dell'Italia e lui non aveva esitato, sebbene i suoi genitori lo avessero supplicato di non partire; l'Italia era la sua patria e lui lo aveva appreso all'età di undici anni quando il nonno, morto improvvisamente l'anno prima, gli aveva insegnato l'unica cosa che non avrebbe mai dimenticato, l'amore ed il rispetto per la Patria. Ma quando ormai era pronto a scendere sul campo di battaglia, a quel soldato minuto, dai grandi occhi verdi, venne in mente il ricordo di una indimenticabile giornata.

Era il 17 marzo del 1911, lui aveva solo undici anni, troppo pochi secondo i suoi genitori, per iniziare a conoscere la storia del suo Paese, ma il nonno Giuseppe, uomo grande e dai lunghi baffi color argento, aveva deciso che quella mattina Marco avrebbe imparato nuove cose. A Giuseppe riecheggiavano ancora nella mente le parole di Massimo d'Azeglio, «Purtroppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gli Italiani», e non voleva che suo nipote diventasse uno dei tanti giovani a non riconoscersi nella bandiera tricolore. La notte prima si era addormentato con un chiodo fisso nella mente, avrebbe reso Marco fiero di essere un Italiano.

Alla prima luce del sole si svegliò ed, entrato nella stanza del nipote, aprì immediatamente le tende, voleva mostrargli come anche la natura volesse rendere omaggio al primo cinquantennio trascorso da un cambiamento epocale. Marco aprì i suoi grandi occhi verdi e rimase sbalordito alla vista del nonno, era diverso dal solito, non indossava la sua usuale giacca di lana color grigio, ma una strana camicia rossa con un fazzoletto bianco intorno al collo ed un cappellino rosso e non faceva altro che cantare quello che nel 1946 sarebbe diventato l'inno della sua Patria.

«Fratelli d'Italia,

l'Italia s'è desta

Dell'elmo di Scipio

s'è cinta la testa»

A quella musica Marco sentì un brivido ed immediatamente saltò giù dal letto, il nonno era sicuro, suo nipote aveva in sé la passione di un vero Italiano! I due trascorsero tutta la giornata insieme e Giuseppe raccontò a quel ragazzino tanto curioso le sue spedizioni al seguito di Garibaldi, lo sbarco in Sicilia del 1860, la giornata dell'Aspromonte del 1862, ma soprattutto quel 17 marzo 1861 quando a Torino Vittorio Emanuele II fu proclamato Re d'Italia, sancendo l'unificazione di un territorio fino ad allora sottomesso al dominio straniero. Fu allora che Giuseppe regalò a Marco quel fazzoletto bianco da garibaldino in ricordo del primo giorno da Italiano di suo nipote, ed all'unisono i due gridarono "Auguri Italia".

Ma il rumore assordante di un cannone riportò Marco alla realtà; destatosi da ricordi così felici, pensò al fatto che, a distanza di cinquant'anni, lui, come prima suo nonno, era in battaglia pronto a difendere la patria anche a costo della sua stessa vita. Prima di gettarsi nella mischia, il ragazzino dagli occhi verdi, che la guerra aveva ormai reso maturo, prese dalla tasca il fazzoletto bianco che l'amato nonno il 17 marzo del 1911 gli aveva donato e, dopo averlo stretto intorno al collo, salutò la vita con quelle parole che sei anni prima aveva imparato a cantare a squarciagola, consapevole di non essere solo neanche in questo momento:

«Stringiamoci a coorte

Siam pronti alla morte

Siam pronti alla morte

L'Italia chiamò, si!».

 

TESTO di Irene DE LUCA (2a classificata)

A TE... ITALIA MIA!!!

"Tanti auguri a te... tanti auguri a te... tanti auguri Italia.., tanti auguri a te!".

Banale come testo di una canzone, ma efficace per accorciare le distanze tra un'anonima ragazzina di dodici anni di un piccolo paesino di provincia e una signora di una certa età conosciuta da tutto il mondo quale tu sei.

Io conosco davvero poco di te, della tua storia, ma mi raccontano che c'è voluta tanta distruzione, tanta violenza, coraggio e sacrificio perché centocinquant'anni fa tu potessi nascere con quella bellissima forma di stivale come simbolo, forse, della lunga strada che ti apprestavi a percorrere per diventare quella che oggi sei.

Ah, se ti vedesse Garibaldi! Chissà se sarebbe contento della tua fama che, diciamocela tutta, oscilla tra vittorie e sconfitte.

Sì, caro mio Paese, perché tu sei l'Italia del mare, ma anche dei monti, sei l'Italia della solidarietà e della corruzione, delle opere d'arte e dei rifiuti, degli sprechi e delle tasse, dei single e delle famiglie allargate, dei bambini in provetta e dei diritti negati, delle eccellenze emigrate e delle mediocrità inflazionate, dei vizi dei ricchi e dei poveri in difficoltà.

Sei l'Italia dei raccomandati e dei figli di un dio minore, del terrorismo e delle missioni di pace, quella dei prodotti "doc" e del "Made in China", di Piazza Signoria e delle tendopoli per immigrati, delle frecce tricolore e degli aerei privati, dei mondiali di calcio e delle risse negli stadi... insomma, per citare le parole di una canzone che qualche anno fa ci faceva sorridere "Italia sì, Italia no!".

Nonostante tutto, mi sei entrata nel cuore come tutti i miei connazionali che hanno voluto festeggiare il tuo centocinquantenario dedicandoti un'intera giornata in cui il tricolore trionfava in ogni dove.

Il "tuo" Mameli sarà stato contentissimo di sentir riecheggiare il suo inno cantato a gran voce da grandi e piccini.

E tu, fiera di tutto ciò, ancora una volta, sei riuscita a tenere uniti tutti gli italiani da Aosta fino a Palermo, accomunati dal forte desiderio di sentirsi figli di una stessa madre perché Garibaldi con i suoi mille uomini ha delineato i tuoi confini, ma un Paese unito lo fanno i cittadini che lo abitano! Così, vai avanti per la tua strada, non vivere di rimpianti e rimorsi, pensa che il giorno migliore sia sempre domani perché chi è saggio fa tesoro degli anni passati, ma conta su quelli futuri!

E se grandi uomini, da Enrico De Nicola a Giorgio Napolitano ti hanno fatto da "balia" mettendo a tua disposizione la loro esperienza, tu credi sempre in noi giovani.., abbiamo tanto da darti! Abbiamo l'energia e l'ottimismo sufficienti per farti ricominciare a contare i tuoi anni da zero, ma soprattutto abbiamo tanti sogni, tanti progetti che vorremmo vedere realizzati.

Noi siamo i migliori candidati a diventare i bastoni della tua vecchiaia e tu, che hai il prezioso dono dell'immortalità, respira la nostra vitalità per rimanere sempre giovane e regalarci in cambio la speranza di un'Italia che migliora nonostante il passare degli anni.

Pensa a quanti di noi portano alto il tuo nome anche all'estero, quanti di noi si arruolano nelle varie armi per difendere, sfidando il cielo, il mare, la terra, quel meraviglioso patchwork di regioni che sventolano un'unica bandiera: la tua!

E allora, mia bella nazione, sentiti forte di tanto amore e goditi i solenni festeggiamenti per i tuoi primi centocinquant'anni, immaginando tutti i tuoi figli intorno ad un'immensa torta dove, spegnendo le candeline, il desiderio di rimanere uniti sia unanime al grido di "AUGURI ITALIA!".

 

TESTO di Melania DE FILIPPIS (3a classificata ex aequo)

150 ANNI D'ITALIA

Il 17 marzo del 2011 è stata una data importante per noi italiani: è stato il 150° anniversario della nascita del Regno d'Italia, traguardo raggiunto dopo innumerevoli lotte e con il sacrificio di migliaia di vite che caratterizzarono il Risorgimento Italiano. Oggi si festeggia l'Unità, ma non bisogna dimenticare che i primi decenni della storia d'Italia furono un periodo difficile e tormentato. I problemi che il nuovo Stato dovette affrontare furono' enormi e le conseguenze di alcuni sono ancora visibili.

L'unificazione dell'Italia c'era stata a livello politico, ma non era ancora nata una vera "COSCIENZA NAZIONALE". Fra le varie regioni vi erano usi, costumi, culture e tradizioni del tutto diverse e fra i tanti problemi del nuovo Regno si aggiungeva la mancanza di una lingua comune solo una minima parte della popolazione sapeva parlare l'italiano; il resto si esprimeva nei tanti dialetti della penisola e non sapeva né leggere né scrivere. L'analfabetismo, infatti, fu una delle più gravi piaghe del Paese; si dovettero costruire scuole e, imporre con la legge l'obbligo scolastico per alcuni anni in modo che gli Italiani imparassero a leggere, a scrivere e a parlare la lingua nazionale valida per tutte le regioni. Il problema fu risolto con lentezza; in molte zone, soprattutto al sud mancavano le scuole e spesso erano gli stessi genitori ad impedire  al figli di andare a scuola, perché l'istruzione era considerata una perdita di tempo.

Preferivano farli lavorare nei campi e non comprare libri e quaderni. Un altro problema grave era il commercio; ogni ex-stato italiano aveva monete proprie,pesi e misure particolari. Bisognava unificare e mettere ordine; inoltre mancavano strade e ferrovie che collegassero bene il Nord al Sud. C'era poi il problema delle condizioni sanitarie igieniche che erano veramente pessime:frequenti erano le epidemie di colera e tifo; la malaria era molto diffusa a causa delle numerose paludi. Era molto elevata la mortalità infantile sia per la mancanza d'igiene che per la scarsa alimentazione. Infine mancavano gli ospedali e le strutture sanitarie.

Così subito dopo l'unità d'Italia due tristi fenomeni caratterizzarono in nuovo Stato:l'emigrazione e il brigantaggio, entrambi dovuti alla disperazione delle masse popolari, soprattutto al Sud. E' in questi anni che si comincia a parlare di "Questione meridionale". Le condizioni di povertà e di arretratezza del Sud erano spaventose; le differenze con il Nord erano notevoli. Le regioni settentrionali non erano ricche,ma si andavano industrializzando ed erano comunque più progredite, con condizioni di vita più civili. Al Sud l'economia era molto arretrata,basata sull'agricoltura e sulla pastorizia. Il nuovo stato italiano non aveva realizzato nessuna riforma agraria e, anche dopo l'unità, le immense proprietà terriere erano rimaste nelle mani di poche famiglie privilegiate. Le masse contadine vivevano nella miseria assoluta e subivano le prepotenze e le ingiustizie dei

ricchi. La delusione fu grande: molti giovani, delusi perché le terre non erano state date ai contadini, costretti al servizio militare obbligatorio che allora durava cinque anni,preferivano diventate "Briganti". Il brigantaggio era sempre esistito al Sud, ma dopo il 1861 divenne un problema gravissimo fino a diventare una guerra.

Lo Stato Italiano infatti,anziché eliminare le cause che producevano il brigantaggio e attuare riforme che migliorassero le condizioni di vita della povera gente, combatté conto i briganti con metodo spietati e con l'impiego dell'esercito:vennero uccise decide di migliaia di persone e bruciati interi paesi sospettati di aver aiutato i ribelli. Tutto ciò provocò nel Meridione un odio profondo verso il nuovo Stato e i nuovi governanti. Una via d'uscita alla povertà divenne allora l'emigrazione. Milioni di Italiani di tutte le regioni, soprattutto meridionale, lasciarono il nostro Paese per cercare fortuna all'estero, principalmente negli Stati Uniti, m Brasile e in Argentina. Qui trovarono lavoro, ma erano costretti ad accettare paghe basse, ingiustizie e maltrattamenti. L'emigrazioni durò molti anni e, oggi, negli Stati Uniti e nell'America del Sud vi sono milioni di cittadini americani di origine italiana, perché discendenti da quegli emigranti. Dopo un secolo e mezzo dall'Unità i problemi della nazione sono ancora tanti. Soprattutto la differenza fra Nord e Sud è ancora evidente,in particolare per quanto riguarda l'aspetto economico; il Sud rimane sempre poco industrializzato e la mancanza di lavoro costringe i giovani a lasciare i propri paesi per cercare un'occupazione, seppure precaria, al Nord, sebbene in questo momento la crisi occupazionale sia diffusa anche nelle regioni settentrionali.

Nonostante tutto, comunque, l'unità è una cosa meravigliosa: è doveroso commemorarla e festeggiarla. Siamo un'unica nazione ma, è giusto che le identità regionali vadano comunque rispettate e conservate. "Diversi", ma "Uniti", penso che sia una frase molto bella, significativa e da tenere sempre presente, se vogliamo che l'Italia e, soprattutto gli Italiani continuino a sentirsi uniti, nonostante le differenze sociali, economiche e culturali, anche in memoria e nel rispetto di chi per questa nostra Italia ha dato la propria vita. Comunque la storia si ripete: l'Italia è unita; oggi bisogna unificare l'Europa; domani bisognerà unificare il mondo.

Ma l'unificazione non è soltanto un problema politico,economico e sociale,ma soprattutto un fatto " EDUCATIVO ".

 

TESTO di Irene MACI (3a classificata ex aequo)

SOGNO O SON DESTA

L'altro giorno la professoressa di italiano ha letto in classe una circolare che parlava di un concorso che aveva come tema l'unità d'Italia, la cosa mi ha incuriosita molto, sia per l'argomento, che abbiamo appena studiato, sia per i premi. A casa ho ripensato spesso al concorso, pensavo a cosa scrivere per realizzare un elaborato interessante, pensieri che mi sono portato appresso anche sotto le coperte...

Arrivo a Caprera di prima mattina la navigazione sul barcone che ha accettato di darmi un passaggio è stata abbastanza tranquilla, aiutata da un mare calmo, la giornata par essere serena e calda per una giornata di febbraio. L'isola è circondata da una leggera foschia che le dà un alone di mistero, questo mi dà i brividi e mi stringe ancora di più lo stomaco. Andiamo bene! E il primo pensiero che mi  la mente, invece avrei voluto ricordare tutte le domande che avevo preparato. In verità avrei voluto ripeterle durante il tragitto in barca, ma quando mi accingevo a riguardare gli appunti presi, un'onda ha fatto sobbalzare il barcone, io ho rischiato di cadere in acqua, fiù salva per un pelo! Ma tutti gli appunti adesso galleggiavano in acqua. Attracchiamo ad un pontile in legno che deve sicuramente aver conosciuto tempi migliori, avanzo stando attenta a dove metto i piedi evitando le assi sconnesse. L'odore del mare è piuttosto forte in questa parte dell'isola. Oddio, più che odore del mare è proprio puzza di marcio, provocato da residui di pesce e dalle alghe che si sono ammucchiate numerose, in tanti piccoli monticcioli portate a riva dalle mareggiate dell'inverno, m'illumina il marinaio che mi accompagna, per niente in disagio in mezzo a quei miasmi.

Il signor Garibaldi mi aspetta seduto su una seggiola sotto il porticato dileguo, immerso nella sua barba bianca ed il caratteristico poncho. Il marinaio che fino a quel momento ad ogni mia domanda, rispondeva con un grugnito, uguale sia che la risposta fosse positiva o negativa, mi saluta con un buongiorno che assomigliava al grugnito di prima, solo un po’ più lungo. Si volta e s'indirizza verso il romanzo da cui sembra uscito "Il Corsaro Nero" di E. Salgari.

Giuseppe Garibaldi, sembra imbronciato, so che non ama rilasciare interviste da quando è stato e si è obbligato a risiedere su quest'isola amena, anzi non so come abbia deciso di concedermi questa intervista, forse sono servite le mie decine di lettere a convincerlo. Appena mi vede arrivare lungo il viottolo di acciottolato, si alza in piedi, sembra imponente, non è alto ma è l'aurea che lo circonda che me lo fa vedere così (oh in fondo non è uno qualsiasi, è Giuseppe Garibaldi l'eroe dei due mondi). Mentre mi avvicino, spavalda e a grandi passi (io spavalda!), noto gli alberi e le siepi ancora del tutto spoglie, che contornano la casa piuttosto modesta, pensando ad uno degli uomini più potenti d'Italia, fino a poco tempo fa. Buongiorno mi dice arrivata in prossimità del portico io gli rispondo con un sorriso a 32 denti e un buongiorno entusiasta (pensando ai miei compagni di classe quando gli racconterò quello che mi è successo) e mi sporgo per stringergli la mano che lui avvolge con la sua, calda, possente, callosa ma gentile.:- Non sei un po' troppo giovane, per fare la giornalista? Vieni entriamo dentro, vicino al camino si parla meglio, vuoi un the? Mi assale con tutte queste domande anche se con un modo di fare che non mi dà soggezione. Con un cenno della testa accetto l'invito ed entriamo. La casa è illuminata dal sole che entra radioso dalle finestre filtrato da tende di tela grezza e dall'arancione del fuoco che riscalda l'intero soggiorno, l'interno è adornato da poche cose, quelle che noto sono un cappello, la spada sul camino ed una camicia rossa appesa come reliquia. Ci sediamo su due comode poltrone uno di fronte all'altro mentre una signora piuttosto anziana e traballante, credo la domestica ci serve the e dei pasticcini posandoli sul tavolino (ma vi rendete conto io a tredici anni seduta di fronte a Garibaldi sto per fargli un'intervista, mannaggia!). Sorseggiato il the fumante comincio l'intervista. -Signor Garibaldi cominciamo da alcune domande sulla sua vita d'accordo- (mi meraviglio di me stessa per il modo di fare spigliato).:-Sono nato a Nizza da una famiglia borghese, i miei genitori mi mandarono a scuola per darmi un futuro migliore, ma io preferivo il mare e m'imbarcai su una nave mercantile e girai il mondo. Poi entrai nella marina militare francese ma dovetti scappare all'estero per dei problemi con i miei superiori che mi condannarono alla corte marziale. Per questo motivo mi trasferii in Sud America dove con un'imbarcazione di mia proprietà commerciavo lungo le coste sudamericane in uno di questi viaggi vidi e m'innamorai di Anita che divenne mia compagna di vita- Dicendo queste parole percepisco una leggera commozione nelle parole del signor Garibaldi subito ricomposta. - in Sud America cominciai ad interessarmi dell'Italia e dell'oppressione dei popoli incontrando alcuni patrioti esiliati lì. Partecipai a diversi moti rivoluzionari, in Uruguay, Brasile etc. Decisi poi di ritornare in Europa ed in Inghilterra, a Londra, dove entrai in contatto con Giuseppe Mazzini che mi appassionò alla causa italiana- Centinaia di domande si susseguono nella mia testa vorrei chiedergli tante cose, fargli quesiti che potrebbero obbligare gli storici a riscrivere la storia, e io a prendere il premio Nobel e me ne esco con:- Signor Garibaldi ma chi era il cantante più ascoltato ai vostri tempi? Anita seguiva la moda? Si Truccava?- L'eroe dei due mondi sgrana gli occhi e mi guarda perplessa. Mi rendo conto che sto rischiando di finire anzitempo l'intervista ma era interessante sapere queste cose frivole o no! Mi schiarisco la voce e ricomincio. Un lampo di genio!:- Perché non mi racconta cosa significava per lei l'Italia, l'unità- Garibaldi si alza in piedi riflette e dopo qualche lunghissimo secondo di silenzio che mi fa trasalire e pensare che il tempo a mia disposizione sia finito comincia a parlare:- Io sono stato sempre un uomo d'azione e questo ha comportato per me grossi problemi sono stato condannato diverse volte alla prigione ed anche a morte, e prima dell'incontro con Mazzini L'Italia per me non esisteva come per molti italiani, incontrare quel grande uomo anche se spesso si litigava sempre a causa del mio carattere impulsivo. Però lui mi fece capire che l'Italia era una e sola nazione, che il popolo che abita la nostra penisola, anche se diverso per usi e costumi e dialetti sono una stessa cosa, una grande risorsa, perché tutti insieme si potesse stare meglio, per togliere il potere ai governanti despoti e capaci solo di vessare il popolo. Mazzini e la sua Giovine Italia mi ha fatto sentire orgoglioso di essere italiano e combattere perché la nostra nazione fosse unita sotto una sola bandiera, il tricolore-. Non me ne esco io con un: - Beh si, come noi quando abbiamo vinto il mondiale di calcio- Mi pento subito, ma ormai la frittata è fatta. Il Signor Garibaldi mi guarda stranito, odora la tazza del the magari le abbiamo scambiate quando la cameriera c'ha servito, perché lui il the lo prende sempre corretto col rhum. Sono in confusione totale per la figuraccia mi sento scuotere tutta, mi riprendo apro gli occhi davanti a me c'è mio padre che mi strattona e mi dice:- Oh ma ti vuoi svegliare. - Papà che hai fatto! Potevo diventare famosa! E lui se ne esce con un:- ma ce sta dici! Ncora stunata stai? Sbrigati che è tardi dobbiamo andare a festeggiare. Mi rendo conto che ho sognato tutto, riesco a dirgli soltanto:- Viva l'Italia. Lui mi risponde con:- Auguri anche a te.

 

TESTO di Giulio MINELLI (3° classificato ex aequo)

UN VIAGGIO NELL'ITALIA UNITA

Il treno si fermò bruscamente nell'affollata stazione di Milano, prima tappa del viaggio che avevo intrapreso con la mia famiglia. Ero contento di vedere per la prima volta questa città così grande, ricca e operosa. Appena sceso, fui colpito dall' immagine della città addobbata con bandiere tricolori e con grandi manifesti che ricordavano i centocinquanta anni dell'unità d'Italia, avvenuta nel 1861. Proprio Milano, nel 1848, aveva dato inizio alla grande insurrezione popolare che, dopo le due guerre di indipendenza e la spedizione dei Mille di Garibaldi, avrebbe portato l'Italia a liberarsi dagli stranieri e a unificarsi dopo secoli di divisione e di sottomissione. Mi trovai a Porta Vittoria: dinanzi a me era l'enorme monumento alle cinque giornate di Milano, una scultura, come mi informò l'enciclopedia umana che è mio fratello, di Giuseppe Grandi.

L'enorme monumento, sorto proprio lì dove le forze popolari avevano sopraffatto l'ultima resistenza degli austriaci, rappresentava simbolicamente le gloriose cinque giornate come cinque donne discinte e aveva alla base un leone che si sveglia e ruggisce, che simboleggiava il popolo che finalmente si risveglia e si solleva contro la tirannide austriaca. Quanto avevo imparato sui libri di storia divenne vivo davanti ai miei occhi e riflettei sulle tante vite umane che erano state spezzate per l'ideale della libertà e dell' indipendenza; i cuori di tante persone del popolo dovevano veramente essere accesi da un forte ideale se, con poche armi e male organizzati, i Milanesi avevano osato ribellarsi alla grande potenza austriaca. Sempre... mio fratello mi raccontò quanto erano stati eroici i Martinitt, cioè i fanciulli di un orfanotrofio di Milano che si erano offerti come porta-ordini per collegare i vari punti della città col consiglio di guerra e rischiarono la vita. Li ammirai moltissimo, erano veramente degli eroi coraggiosi e pensai: oggi, noi ragazzi, che amiamo le comodità e i divertimenti, faremmo la stessa cosa?

Mi sembrava di vedere Milano accesa dall'insurrezione: barricate, fatte con mobili e masserizie, erette contro i soldati austriaci, ragazzi che non conoscevano la paura, che attaccavano con tutto ciò che avevano a disposizione, donne scarmigliate e aggressive, uomini che sparavano dalle case. Erano gli stessi uomini che avevano difeso il loro compagno quando questi, davanti alla provocazione dei soldati austriaci che fumavano ostentatamente, aveva assalito uno di essi gettandogli a terra il sigaro. Infatti agli austriaci, che avevano imposto una forte tassa sul tabacco, i milanesi avevano risposto boicottando e non fumando, ma dinanzi alla provocazione era esplosa la ribellione.

La mattina successiva proseguimmo il nostro viaggio e partimmo per Torino, dove ci aspettavano mio zio e mio cugino, che da anni vivevano lì. Raggiungemmo rapidamente la città che era stata la prima capitale d'Italia; in seguito la capitale fu trasportata a Firenze e poi a Roma. Pensai che nel sud, nonostante i centocinquanta anni di unità ... , i treni non erano altrettanto rapidi e moderni.

A Torino lo zio ci portò a visitare Palazzo Carignano, oggi sede del museo nazionale del Risorgimento Italiano, storico palazzo in cui nacquero Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II di Savoia e prima sede del Parlamento del Regno d'Italia. Il museo era affollato e ancora imbandierato con il tricolore per la visita del presidente Giorgio Napolitano. Rimasi sorpreso e ammirato per i numerosissimi oggetti esposti, per l'emeroteca, la biblioteca e l'archivio ricco di documenti, che raccontavano tutta la storia del nostro glorioso Risorgimento e "parlavano" di Cavour, Vittorio Emanuele II, Mazzini, Garibaldi, i grandi eroi che, pur avendo diverse idee politiche e qualità personali diverse, avevano saputo superare le differenze, spendendosi per una causa comune. Il repubblicano Mazzini, con le sue società segrete della Giovane Italia, Cavour, monarchico, fedele ministro dei Savoia, con le sue strategie diplomatiche e Garibaldi, valoroso soldato con i suoi Mille, avevano concorso, insieme, a formare lo Stato unitario nonostante le enormi difficoltà. Mi affascinava in particolare la figura di Garibaldi, coraggioso e generoso che, dopo la liberazione del sud dai Borbone, aveva rinunciato al potere personale e " donato" l'Italia meridionale ai Savoia.

Lo zio mi ricordò che però molti contadini del Sud, povero e arretrato, dopo l'annessione, rimpiangevano i Borbone e, non volendo rispettare la leva obbligatoria e pagare le forti tasse imposte dal nuovo governo nazionale, si diedero al brigantaggio, che fu molto duramente represso con l'impiccagione di molti giovani briganti. Sono un ragazzo e non sono in grado di esprimere giudizi; so però che l'unità è costata tanto sangue e tanti drammi.

Quella che i libri di storia chiamano "questione meridionale" è veramente molto complessa e non di facile soluzione. So che le differenze tra nord e sud, nel campo economico e sociale e dell'istruzione, allora erano enormi, ma mi accorgo che pure oggi le differenze persistono. A Torino, come in tutto il nord, nonostante la crisi, ho visto che la gente lavora in molte fabbriche e uffici, mentre nel meridione numerose famiglie sono in grandi difficoltà: molte persone hanno perso il lavoro e moltissimi giovani sono disoccupati. Inoltre sento dire da mio padre che molti malati vanno al nord, con i cosiddetti viaggi della speranza, perché lì, al contrario del sud, gli ospedali funzionano molto bene e vi sono grandi luminari. Molti meridionali ancora oggi sono costretti ad emigrare per lavorare, anche giovani laureati e preparati; molti "cervelli" del meridione sono costretti persino ad andare all'estero, perché da noi non riescono ad emergere.

L'interessante dialogo con mio zio mi induceva alla conclusione che fra nord e sud esistono purtroppo ancora delle disuguaglianze, che talvolta verso noi meridionali ci sono pregiudizi; non potevo nascondere però che dobbiamo darci da fare un po' di più.

Attraverso questo viaggio ho capito veramente cosa significa festeggiare i centocinquanta anni dell'unità d'Italia e ho scoperto che è bellissimo sentirsi italiano; ero orgoglioso della nostra identità nazionale.

Noi italiani tutti, del nord, del centro e del sud, siamo figli della cultura greca e latina, del grande Rinascimento con i suo numerosissimi artisti di fama mondiale; italiani sono numerosi scienziati, poeti, scrittori, musicisti, che fanno parlare del grande "genio"italico.

Fantasia, creatività sono doti che tutti ci riconoscono. Il 70% delle opere d'arte è italiano. La cultura è la nostra identità, quella che ci unisce dalle Alpi a Lampedusa, ma anche il senso di accoglienza e solidarietà, gli ideali di libertà e di uguaglianza.

Le differenze sono legate a tradizioni e abitudini locali che servono soltanto ad arricchire e non a dividere, sebbene oggi purtroppo alcuni sostengano la scissione dell'Italia.

Secondo me i giovani non comprendono questi modi di pensare.

Io, ragazzo del sud, mio cugino coetaneo e i suoi amici vissuti sempre a Torino, non sentiamo affatto di essere diversi; abbiamo gli stessi sogni, gli stessi gusti, lo stesso modo di sentire, lo stesso orgoglio di essere italiani che esplode quando vinciamo una medaglia doro alle Olimpiadi o la nazionale di calcio ci dà la gioia di essere campioni del mondo e sentiamo le note dell'inno di Mameli.

 

TESTO di Mariangela ORLANDO (3a classificata ex aequo)

BUON COMPLEANNO ITALIA!

17 Marzo 2011. Oggi, festeggiamo l'Italia unita e tutto ciò è possibile grazie all'azione di tanti italiani che tutti noi amiamo e che sono diventati, negli anni , il simbolo dell'unità, della libertà, dell'indipendenza e della Patria.

Giuseppe Garibaldi rappresenta tutti gli eroi del Risorgimento,il periodo che ci ha lasciato i fatti più memorabili della nostra storia, durante il quale giovani senza un addestramento militare riuscirono a travolgere eserciti bene organizzati, pagando con la loro stessa vita.

Così gli italiani, che da secoli erano sotto le dominazioni straniere,si ribellarono e diedero vita ad uno stato unitario.

Oggi qualcuno si chiede se abbia senso o no festeggiare l'unità d'Italia.

Io ho solo 11 anni e, anche se non conosco ancora bene la storia del Risorgimento, mi sono molto familiari le parole come "Patria" e "Democrazia".

Ma , se ne conosciamo il significato, lo dobbiamo a tutti gli eroi che con la loro onestà e il loro coraggio ci hanno lasciato un patrimonio inestimabile di valori nazionali, come la giustizia,la libertà, l'amore per la Patria e l'umanità.

Basta pensare in quante altre zone del mondo questi ideali non sono mai esistiti e ancora non esistono, come ci dimostrano le rivolte nei paesi africani che stanno accadendo in questi giorni. Ecco perché, oggi più che mai, dobbiamo essere orgogliosi dell'Italia unita, che dobbiamo difendere da chi la vorrebbe nuovamente divisa, lottando per i nostri diritti, amando il prossimo e tenendo da parte il proprio interesse personale come ci hanno insegnato tutti gli eroi del Risorgimento.

Viva la Repubblica!

 

TESTO di Alessia SPADA (3a classificata ex aequo)

STORIA DI UN' ITALIA UNITA

17 Marzo 2011: data memorabile, l'Italia intera si è Unita a festeggiare e commemorare il suo 150° anno di vita.

Per poter festeggiare oggi, però, bisogna fare 150 passi indietro e capire come e chi si è prodigato, affinché tutto ciò avvenisse.

L'Unità d'Italia raggiunta dopo due guerre è frutto della maturazione della società, di orientamento democratico, attuato da personaggi di rilievo come Cavour e Mazzini.

Il grande Camillo Benso Conte di Cavour, già capo del governo piemontese attuò una politica antiaustriaca, egli, tramite una fitta rete di alleanze, liberò la maggior parte dell'odierna Italia Settentrionale; il sud fu liberate da un grande personaggio Giuseppe Garibaldi che sbarcando a Marsala, da Quarto, con mille garibaldini, liberò la Sicilia e con l'aiuto del Regno Sabaudo arrivò fino a Napoli dove incominciò a marciare per Roma.

La seconda guerra d'indipendenza e la spedizione dei Mille dettero un decisivo impulso all'Unità d'Italia, tant'è che il 18 febbraio 1861 venne inaugurata la prima seduta del Parlamento italiano che il 17 marzo successivo votava la trasformazione del Regno di Sardegna in Regno d'Italia e nella quale Vittorio Emanuele Il venne proclamato Re d'Italia: fu questa la realizzazione di un sogno e di tante speranze.

Nel corso del Regno di Vittorio Emanuele II e successivamente con il figlio Umberto, trovarono soluzione molti dei problemi che assillavano il nostro paese: il brigantaggio che affliggeva l'Italia meridionale, si arrivò al pareggio nel bilancio dello Stato, l'allargamento della base elettorale, l'istruzione obbligatoria e gratuita, la lotta all'analfabetismo, il miglioramento della rete sia stradale che ferroviaria, nonché l'avvio di quel processo d'industrializzazione che avrebbe portato l'Italia, ad affiancarsi ai paesi più avanzati d'Europa.

In occasione dei festeggiamenti, la capitale ha fatto da sfondo a numerosi eventi per commemorare questa data.

Tra le varie iniziative ci sono stati concerti, spettacoli teatrali, animazioni di strada, mostre, letture, illuminazioni, fuochi pirotecnici.

Bandiere e stendardi hanno colorato le strade, anche gli esercizi commerciali hanno vestito a festa le vetrine con locandine e bandiere.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è recato in visita presso l'altare della patria, dove ha posto una corona d'alloro e, al Pantheon, dov'è situata attualmente la tomba di Vittorio Emanuele II.

L'inno di Mameli "Fratelli d'Italia", ha fatto da sfondo, mentre nel cielo i colori della nostra bandiera volavano grazie alle "Frecce Tricolore".

Nel pomeriggio, poi, anche la camera dei deputati allestita di tricolore, ha segnato un momento raro: essa era una "camera unita", dove non esisteva destra e sinistra, ma regnava la concordia e lo spirito unitario: sarebbe bello fosse sempre così!!!

Celebrare solennemente il 17 marzo è stato un dovere civile per tutti gli italiani, dalle vette del nord a Lampedusa.

Questo giorno ci ha fatto ricordare che la nazione è un'anima, un principio spirituale, un comune possesso di una eredità e il desiderio di vivere insieme e come ha detto il Presidente dobbiamo "incitare noi stessi ad avere un po’ più di orgoglio nazionale"; che oltretutto è fondamentale anche per ricostruire la nostra immagine all'estero.

Bisogna impegnarsi e cercare di cambiare ciò che di corrotto è presente nel Paese, sentire questo come un impegno personale e della collettività, esattamente come i nostri eroi del passato,che hanno dato anche la vita per riuscire a creare uno stato unitario e per potersi chiamare tra loro Italiani.

La ricorrenza cade indubbiamente in un momento difficile per il nostro Paese: abbiamo una politica molto rissosa dove ci si scambiano colpi bassi senza preoccuparsi dei rischi che corriamo; siamo in presenza di una crisi culturale, ma dobbiamo essere ottimisti e lottare "L'Italia di tutti e per tutti": diceva Mazzini.

Questa è l'Italia dei giovani, che hanno diritto a un lavoro; è l'Italia dei militari che vanno a combattere la pace nel mondo, ad essi giunga un messaggio di gratitudine e fiducia.

Per concludere, mi ritengo fiera e orgogliosa di essere Italiana e spero di aver onorato oggi il mio paese con il mio operato e di poterlo fare ancora nei giorni a venire, affinché anche l'Italia possa essere orgogliosa di me.

 

TESTO di Roberta SPADA (3a classificata ex aequo)

DALL'UNITA' D'ITALIA AI NOSTRI GIORNI

Nei primi anni dell'800, l'Italia non era come la conosciamo oggi ma divisa in piccoli stati: il Regno Lombardo Veneto, il Regno di Sardegna, lo Stato della Chiesa, il Regno delle due Sicilie, i Ducati di Modena, di Massa e Carrara, di Lucca e di Parma e il Gran Ducato di Toscana.

Gran parte del territorio del nord era sottomesso agli austriaci.

Questa situazione rendeva l'Italia poco sviluppata ed economicamente arretrata rispetto agli altri paesi d'Europa.

Durante il periodo risorgimentale le persone diedero vita ad iniziative per riunire il territorio italiano. Nella specie, i patrioti si riunirono in società segrete dando vita alla carboneria; gli stessi, svolsero la loro attività di nascosto per evitare che gli austriaci gli arrestassero.

Tra i patrioti si ricordano in particolare Silvio Pellico e Giuseppe Mazzini; quest'ultimo, fondatore della "Giovine Italia", un'associazione politica insurrezionale.

L'Unificazione non fu un processo pacifico. Per giungere all’Unità d'Italia, infatti, furono necessarie tre guerre d'indipendenza; tre guerre animate da un ideale forte e significativo, quale quello di mettere sotto un'unica bandiera e un'unica guida politica tutti gli italiani.

La prima Guerra d'Indipendenza scoppiò nel 1848. Il Re di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia, dichiarò guerra all'Austria e' nel 1849 la guerra si concluse con la sconfitta di Novara e l'abdicazione di Carlo Alberto in favore del figlio Vittorio Emanuele H.

Nel 1852 Camillo Benso conte di Cavour divenne primo ministro del Regno di Sardegna e portò la questione italiana all'attenzione di Napoleone III; quest'ultimo, dapprima, sconfisse gli austriaci nelle battaglie di Magenta, Solferino e San Martino e successivamente, abbandonò la guerra firmando, nel 1859, l'armistizio con l'Austria. La Francia ottenne la Lombardia con esclusione di Mantova. Nel 1860 Giuseppe Garibaldi, salpando con i Mille da Quarto (Spedizione dei Mille) e agevolato dall'appoggio di Vittorio Emanuele II, completò la conquista delle Due Sicilie.

Nel 1861 venne dichiarato il Regno d'Italia con capitale Torino.

Con la terza Guerra d'Indipendenza fu liberato il Veneto. Nel 1871 fu la volta del Lazio con lo spostamento della capitale a Roma. Tra 1870 e la Prima Guerra Mondiale, gran parte dei paesi europei erano vicino alla piena occupazione; in effetti, la disoccupazione media era intorno al 3,6%. Nel 1915 l'Italia affrontò la Prima Guerra Mondiale.

Uomo d'azione e dalla personalità particolarmente forte fu, senz'altro, Benito Mussolini. il quale riuscì a guadagnarsi la fiducia dei ceti più ricchi e conservatori, contrari alle rivendicazioni sindacali che caratterizzavano il "Il Biennio Rosso", vale a dire, il periodo della storia italiana immediatamente successivo alla prima guerra mondiale, in cui si verificarono soprattutto nel centro- nord della penisola mobilitazioni contadine, tumulti, manifestazioni operaie, occupazioni di terreni e fabbriche con, in alcuni casi, tentativi di autogestione. Ora, "dire Mussolini è dire Fascismo". Una causa all'avvento del fascismo in Italia fu la rivincita di un Paese rimasto per secoli diviso, debole e soggetto alla dominazione straniera: di qui il nazionalismo fascista, il suo rifarsi al modello romano- imperiale per ridare all'Italia una grandezza sulla scena internazionale.

Venne diffusa l'idea della violenza come valore positivo e ben presto il Fascismo divenne dittatura. Venne, addirittura, ripristinata la pena di morte.

L' 11 febbraio 1929 con i patti Lateranensi la religione cattolica divenne religione di stato e, conseguentemente, fu istituito il suo insegnamento nelle scuole.

Il Fascismo tentò di rendere pura la lingua italiana, italianizzando i prestiti linguistici (per es. film diventa fumo, fax diventa fassì).

Il 10 Giugno 1940, dopo vent'anni di tranquillità, l'Italia si ritrovò coinvolta nella Seconda Guerra Mondiale. Il corpo militare mobilitò nuovamente i reparti ad intervenire al fianco della sanità militare. Entrarono in funzione tre treni ospedale ammodernati e adeguati alle ultime avanguardie sanitarie dell'epoca.

Il Regno d'Italia cessò di esistere nel 1946 quando la forma di stato fu mutata in Repubblica in seguito ad un referendum istituzionale che segnò la caduta della monarchia e l'esilio dei Savoia dopo ottantacinque anni di regno.

Una volta finita la guerra l'Italia iniziò a rinascere.

Cambiò lo stile di vita degli italiani e ad facilitare questo cambiamento influì anche la realizzazione della prima trasmissione televisiva. Questa venne realizzata ufficialmente nel 1954 nel centro di produzione Rai e dagli anni '50 la diffusione della tv crebbe ritmi stupefacenti.

In quegli anni la televisione era un bene di lusso che pochi italiani potevano permettersi; i bar e le case dei vicini benestanti diventarono luoghi prediletti per visioni di gruppo, soprattutto in occasioni di trasmissioni televisive popolari. Particolarmente seguita era "Il Musichiere" condotto da Mario Riva e "Lascia e Raddoppia" condotto da Mike Bongiorno.

Negli anni '60, con il progresso economico, la televisione divenne un mezzo di comunicazione di massa particolarmente diffuso; la semplicità d'uso ed il costo, via via, più contenuto, la resero non solo una fonte di svago grazie, per l'appunto, agli spettacoli offerti ma divenne un'importante fonte di informazione.

Nacquero le trasmissioni con forte ruolo sociale ed educativo. Esempio emblematico fu "Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta", un programma condotto dal maestro Alberto Manzi che aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l'età scolare, ma che non ne erano ancora in grado. Si trattava di autentiche lezioni, tenute da Manzi a classi formate da adulti analfabeti, nelle quali venivano utilizzate le tecniche di insegnamento moderne, oggi potremmo definirle "multimediali" dato che si servivano di filmati, dimostrazioni pratiche, nonché della mano del maestro Manzi che, con rapidi tratti di carboncino, disegnava efficaci schizzi e bozzetti su una lavagna a grandi fogli. Tramite l'insegnamento della lingua italiana, dunque, contribuì in maniera sostanziale all'unificazione culturale della nazione e abbassò notevolmente il tasso di analfabetismo, particolarmente elevato nell'Italia di quegli anni. Pare, infatti, che grazie a queste lezioni a distanza, quasi un milione e mezzo di persone riuscirono a conseguire la licenza elementare.

Enorme successo ebbe "Il Carosello"; un programma che veniva trasmesso quotidianamente dalle 20:50 alle 21:00 e consisteva in una serie di messaggi pubblicitari accompagnati da sketch comici sullo stile del teatro leggero o intermezzi musicali. Il Carosello divenne quasi un'istituzione per la televisione come trasmissione rigida e congegnata in maniera da funzionare impeccabilmente e senza interruzioni né errori per circa vent'anni. Rimane, attualmente, tra le trasmissioni più amate, venendo, addirittura, a rappresentare un tipico appuntamento nella famiglia italiana, tanto che la frase "A letto dopo il Carosello" è rimasta viva ancora oggi.

La tv, quindi, apportò grandi benefici nei confronti di una situazione nazionale, a quei tempi caratterizzata da una significativa disomogenità. culturale.

Nel 1961 nacque il secondo canale Rai e negli anni '80 le immagini della tv divennero a colori.

Di conseguenza, la tv impose agli italiani un diverso uso del tempo libero. A ciò si accompagnava un decisivo aumento del tenore di vita delle famiglie; nelle case facevano la loro comparsa le lavatrici e i frigoriferi, sulle strade italiane scorrazzavano le Fiat 500 Topolino e le prime 600. Per di più, contribuiva al rilancio dell'economia nazionale la realizzazione dell'Autostrada del Sole; un'arteria di scorrimento veloce che accorciava decisamente i tempi di collegamento e abbassava, di conseguenza, i prezzi al consumo delle merci.

Inoltre, la presenza di giovani operai al fianco degli studenti fu la caratteristica del '68 italiano; il più intenso e ampio periodo tra tutti quelli dell'Europa occidentale. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni '60 e dovuto al fatto che il così detto boom economico aveva giovato per lo più alla classe borghese e non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi meno agiate. L'esplosione degli scioperi in fabbrica si saldò con il malcontento degli studenti i quali, da un lato, contestavano i contenuti parziali ed arretrati dell'istituzione e, dall'altro, rivendicavano il diritto allo studio.

Gli anni '70 furono segnati da un fatto gravissimo: il rapimento di Aldo Moro.

Lo statista fu rapito il 16 Marzo 1978 ed ucciso il 9 Maggio successivo ad opera di appartenenti al gruppo terrorista delle "Brigate Rosse"; un'organizzazione terrorista clandestina di estrema sinistra fondata nel 1970 da Alberto Franceschini e Renato Curcio. Nello specifico, le Brigate Rosse operarono in Italia a partire dall'inizio degli anni settanta, attraverso una struttura politico-militare organizzata per cellule. Compivano atti di "guerriglia urbana" e terrorismo contro persone ritenute rappresentanti del potere politico, economico e sociale (uccisione, ferimento o, per l'appunto, sequestro di numerosi uomini politici, magistrati e giornalisti).

Lo scopo dichiarato del piano brigatista era l'abbattimento dello "Stato Imperialista delle Multinazionali" (S.I.M.) e la sua sostituzione con una democrazia popolare espressione della dittatura del proletariato. L'organizzazione fu smascherata da una legge dello stato che concedeva cospicui sconti di pena ai membri che avessero rivelato l'identità di altri terroristi.

Nel 1987 Curcio e Moretti firmarono un documento in cui dichiaravano conclusa l'attività delle Brigate Rosse. Ciò nonostante la denominazione BR ricomparve, dopo anni di assenza, nel 1999 per rivendicare l'omicidio di Massimo Dantona e Marco Biagi.

In quegli anni la contestazione modificò le forme d'arte letterarie, morali e musicali.

Dal 1960 ai primi anni '80 il modello musicale che si sviluppò in contemporanea alla Beat Generation fu il Rock-on Roll, un tipo di musica che interpretava il senso di inquietudine e di ribellione dell'epoca. Esso si proponeva come un veicolo anticonformista. Molte canzoni furono scritte sugli avvenimenti di quegli anni; le più significative furono composte da Fabrizio De Andrè e Franco Guccini.

Nel 1980 in Italia c'erano un milione e ottocentomila disoccupati, la produzione industriale cresceva del 6% e la Borsa di Milano cominciava a decollare.

In pochi anni l'Italia fu riconosciuta come la quinta potenza industriale del mondo.

A livello sportivo, per molti italiani il 1982 fu il punto di svolta. La Nazionale Italiana Calcio guidata da Enzo Bearzot partecipò al campionato mondiale in Spagna, nel pessimismo generale, e tornò vincitrice dopo aver battuto in fila Argentina, Brasile, Polonia e Germania.

Bettino Craxi fu il protagonista della politica italiana del decennio. Con Craxi i socialisti divennero il simbolo della modernizzazione, ma anche della spregiudicatezza. Dopo l'alleanza con il DC i socialisti furono i primi ad essere coinvolti, agli inizi degli anni '90, da Tangentopoli: indagine giudiziaria condotta a livello nazionale nei confronti degli esponenti della politica, dell'economia e delle istituzioni italiane; indagine che portò alla luce un sistema di corruzione e finanziamenti illeciti ai partiti ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano. Nell'inverno del 1993, in seguito al vuoto politico che si era formato, per l'appunto, dopo lo scandalo di Tangentopoli, Silvio Berlusconi decise di scendere direttamente in prima persona nella politica italiana e le elezioni politiche del 27 marzo 1994 si conclusero con la sua vittoria elettorale.

I giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vennero uccisi in seguito ad un attentato a Palermo.

L'Italia assistì, ed assiste ancora oggi, al fenomeno dell'immigrazione delle popolazioni provenienti dall'Albania, Turchia e dall'Africa.

Nel campo della produzione artigianale ed industriale, i prodotti italiani hanno guadagnato nel tempo fama e notorietà. Nello specifico, ai prodotti italiani veniva, ed è ancora, riconosciuta una notevole qualità di realizzazione, cura dei dettagli, fantasie delle forme e del disegno, durevolezza; di conseguenza, il Made in Italy eccelle nella competizione commerciale internazionale.

Vengono lanciati gli incentivi alla rottamazione dei veicoli non catalizzati.

Nel 2000 per tutto l'anno si susseguivano le imponenti manifestazioni del grande giubileo proclamato da papa Giovanni Paolo II e per l'evento Roma fu visitata dai pellegrini di tutto il mondo.

Il primo Marzo 2002 entrò in vigore l'Euro; la valuta comune ufficiale dell'Unione Europea (nel suo insieme) e quella unica per i diciassette stati membri che attualmente aderiscono all'Unione Economica e Monetaria.

Nel Maggio 2006 l'Italia inviò i suoi militari in Iraq per sostenere la ricostruzione economica e democratica del paese; missione che suscitò le contestazioni degli italiani. In seguito, un attentato terroristico colpì le nostre forze armate e morirono nove italiani.

Nel 2006 Romano Prodi venne nominato per la seconda volta Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Successivamente, il Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, a seguito dell'accusa di concussione e corruzione ritirò l'appoggio del suo partito al Governo Prodi. La politica italiana conobbe un autentico terremoto.

Il partito "Popolo della Libertà", lanciato da Silvio Berlusconi, vinse nettamente le successive elezioni.

L'Italia intanto si avvia verso la tv digitale e la prima regione ad aderirvi è la Sardegna.

La vita privata del premier Silvio Berlusconi finisce al centro di una serie di scandali. E nel 2009, al termine di un comizio in Piazza Duomo a Milano, il Premier veniva colpito al volto con una statuetta in miniatura del Duomo.

Dal punto di vista economico, ancora oggi, esiste una netta differenza tra il Meridione ed il resto d'Italia; Calabria, Sicilia, Campania e Puglia sono regioni al di sotto della media del PIL nazionale, oltre ad essere spesso schiacciate dalla presenza di organizzazioni criminali che attraverso il fenomeno dell'infiltrazione condizionano economia, amministrazione ed in generale l'intera società civile.

Nonostante però le differenze sociali, culturali ed economiche tra Nord e Sud, il Nord non può fare a meno del Sud e viceversa. Il Nord Italia non può infatti, ignorare che il Sud Italia è un potenziale territorio strategico di deposito, trasformazione e distribuzione di prodotti energetici. Il Mezzogiorno potrebbe candidarsi a diventare "Zona Cerniera" tra l'Europa ed il Mediterraneo. Cambierebbe, in tal senso, il suo ruolo; da zona emarginata a punta più avanzata dell'Italia. Tuttavia, il Sud non è ancora supportato da una politica orientata a tale scopo, il più delle volte intrappolata da egoismi principali.

E' evidente, dunque, che l'Italia intera dovrebbe ripensare alla sua strategia di crescita per poter avere una nazione unita ed omogenea. In tal senso, un pensiero di scissione e di divisione all'interno della nostra nazione non può essere condivisa.

E' vero, il Nord ed il Sud sono caratterizzate da diversità oggettive legate ai diversi fatti storici vissuti; diversità sociali, alimentari, climatiche. Ma tali diversità costituiscono nell'insieme un patrimonio culturale vastissimo ed invidiato da tutti. La cultura, in effetti, è cultura ovunque e la cultura è qualcosa che "accoglie", è un pozzo senza fondo, in cui il diverso è visto come colui che arricchisce l'altro della sua alterità. Ecco perché Socrate, famoso filosofo greco disse: "Io sò di non sapere". Dove c'è cultura non vi è posto per il pregiudizio.

 

TESTO di Alessia Maria TALO’ (3a classificata ex aequo)

AUGURI ITALIA

Campi Salentina 17 marzo 2011

Cara Antonietta de Pace,

ti scrivo questa lettera non solo per avere notizie di te e della tua famiglia, ma anche per un grave motivo:la mia macchina del tempo si è guastata ed il tuo viaggio nel futuro deve essere perciò rimandato. E dire che mi sarebbe tanto piaciuto conoscerti di persona, poter parlare con te e farti conoscere il mio mondo allo scoccare dei 150 anni dell'unita d'Italia. Mi aggrada sapere quanto tu abbia contribuito ad essa con la tua audacia, determinazione e che tutto ciò non avvenne in modo semplice e veloce, ma richiese un processo molto lungo, denso di guerre e che costò il sangue di molte persone, armate si di armi,ma soprattutto di tanto coraggio. Quando gli italiani sentirono il bisogno della libertà e d’indipendenza dai sovrani stranieri,soprattutto come esigenza dello spirito e della dignità umana, iniziarono a combattere per ottenerla anche attraverso le delusioni e le sconfitte con grande caparbia fino alla vittoria. Molti degli eroi, che tu stessa hai conosciuto personalmente come Garibaldi, sono stati insieme a te artefici della costruzione dello Stato nazionale italiano. So bene che la tua grande delusione è quella che le loro imprese sono state narrate in tutti i libri di storia, ma non si parla molto del ruolo femminile, come lo è stato il tuo cara amica. Voglio, perciò, dirti che sono contenta di aver appreso che molte donne, di ogni ceto sociale, si dimostrarono coraggiose tanto quanto gli uomini, determinate, con idee e progetti da costruire impegnate nelle cospirazioni, ma anche nelle lotte vere e proprie persino con funzioni di organizzatrici o di infermiere. Quest'ultime pagarono in tutti i modi per l'ideale di un'Italia libera ed unita: persero i beni, la libertà, i figli ,i mariti o la loro stessa vita. Alcune di voi furono ferite sul campo di guerra e, nonostante tanti drammi subiti per la perdita dei vostri cari, tutte voi donne avete ribaltato il ruolo fino ad allora avuto di rassegnazione, sudditanza ed avete dimostrato di essere capaci di affiancare con coraggio i vostri uomini,i vostri figli e partecipare attivamente alla rivolta, senza perdervi d'animo. Tutte voi donne pur non ricordate a dovere nei libri di storia, vi incontriamo però nella memoria dei vostri familiari e di tutti coloro che vi hanno conosciuto e spesso restano nella tradizione della comunità in cui hanno vissuto, proprio come te cara Antonietta a cui è stata dedicata una via nella tua nativa città gallipolina ed intitolato l'istituto professionale di Lecce. Sono infinitamente grata a te ed a tutte le altre persone che, incuranti della morte ed investite di tanto eroismo hanno permesso la nascita della mia o meglio nostra Italia unita.

Ora ti lascio, sperando di poterti finalmente conoscere e ti saluto cordialmente tua e per sempre amica.

 

TESTO di Michela TAURINO (3a classificata ex aequo)

LA MIA ITALIA UNITA - NORD E SUD A CONFRONTO

"L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro".

Così cita l'artico i della costituzione italiana emanata nel 1947. Quella costituzione che, per essere approvata, ha portato a lotte tra i popoli dell'intera penisola italiana. Da sempre l'Italia è stata un crogiolo di lingue e tradizioni differenti, di quei popoli che col tempo hanno lasciato un segno indelebile nella storia del nostro territorio, differenze culturali che si uniscono sotto il nome di Italia.

Grazie a importanti figure come: Carlo Pisacane, Camillo Benso conte di Cavour, Giuseppe Garibaldi il 17 marzo 1861 ebbe luogo la prima seduta del Parlamento italiano che proclamò il Regno d'Italia con capitale Torino e riconobbe re d'Italia Vittorio Emanuele II.

Molti uomini hanno lottato fino alla morte per ottenere l'Italia imita riuscendo così a realizzare e a migliorare l'unificazione di un territorio che era frammentato in diversi regni sottoposti a dei regimi monarchici dove non era concessa la libertà di pensiero, di stampa, di religione, di riunione. Dopo l'unità d'Italia il paese si dimostrò molto arretrato sul piano economico, sociale e culturale. Enormi erano le differenze tra nord e sud a causa della difficoltà di comunicazione e delle precedenti invasioni arabe nel meridione. Mentre al nord si iniziavano a vedere le prime industrie meccaniche, al sud la popolazione era per lo più impegnata nei campi e il tasso di analfabetismo era molto alto.

Le difficili condizioni di vita e la continua oppressione dei monarchi portarono col tempo alla formazione, nell'Italia meridionale, di una società fondata sul brigantaggio. Come l'eroe inglese Robin Hood, che rubava ai ricchi per dare ai poveri; i briganti sottraevano denaro e cibo ai padroni per riuscire a vivere, dimostrando le misere condizioni in cui era costretto a vivere la popolazione contadina; popolazione che col tempo aveva iniziato a considerare quei briganti degli eroi che riuscivano a scampare la legge dello stato portando a casa un pezzo di pane più del dovuto. Tutto ciò mostra quella che era la condizione di vita dei nostri antenati prima e durante l'unità d'Italia, un unità, che forse, ancora oggi fa difficoltà ad essere considerata tale.

Oggi, infatti, le condizioni di vita in Italia e nella maggior parte dei paesi del mondo sono migliorate grazie al progresso della tecnologia in tutti i campi del sapere. Progresso che ci proietta verso un futuro, si spera, migliore. L'Italia è una nazione tra le più sviluppate, e le sue industrie forniscono una risorsa economica molto importante per l'intero paese. Per molti anni il nord Italia è stato sinonimo di progresso, progresso che con gli anni ha portato alto il nome del nostro paese. Io, mi chiedo, ma ancora oggi è così? Oppure, è sempre stato così? , tutti i mass media tuttora ci mostrano un parlamento spaccato, ognuno infatti pensa sempre più al benessere personale e non a quello dell'intera Italia; ma, il mio essere cittadina di un piccolo paese di provincia mi ha insegnato ad amare ed apprezzare ogni giorno sempre di più tutto quello che si ha intorno. Amore incontenibile nei confronti della mia terra e delle mie tradizioni. "Simu salentini te lu munnu cittadini" così cantano i Sud Sound System, parole che sottolineano il nostro orgoglio di essere abitanti di questa magnifica terra, dimostrandolo davanti a tutti, considerandoci a volte anche forse leggermente superiori agli altri. Nonostante tutto, l'intero Salento, ma in particolare tutto il meridione, è un popolo estremamente pacifico e ospitale; lo dimostrano gli ultimi fatti di cronaca che ha visto lo sbarco di migliaia di cittadini tunisini, egiziani e libici sulle nostre coste. Infatti, sin da subito, i cittadini italiani hanno aiutato queste popolazioni dividendo con loro un pezzo di pane, dimostrando così all'Italia intera e a tutto il resto dell'Europa di essere disposti a dare un futuro migliore e, magari un posto di lavoro, a questi uomini considerati da tutti invasori. Posto di lavoro che forse non arriverà mai nemmeno per noi, e pur consapevoli di ciò continuiamo ad ospitare in casa nostra un fratello tunisino. Forse proprio per questo eccessivo buonismo qualcuno continua a chiamarci buoni a nulla, sempre pronti ad oziare, ma la storia ci insegna che non tutto quello che un libro ci dice è sempre vero. Assodato che le prime industrie sono nate nel nord Italia, non per forza il meridione si è dimostrato indifferente nei confronti dell'unità. A differenza di quanto molti raccontano, nel meridione era presente un grande sentimento di rinascita, una rinascita che ancora ricordava i tempi di sovrani illuminati come Federico II e voleva dipendere da Roma come sua capitale, come era avvenuto nell'antica Roma. Negli anni dell'unità, a Napoli erano presenti numerosi studiosi, letterati e uomini di cultura del meridione, che volevano liberarsi di questa "madre patria" spagnola per sentirsi anche più liberi economicamente. Salentini come Giuseppe Libertini, Sigismondo Castromediano, Antonietta De Pace, Bonaventura Mazzarella e tanti altri con loro che pieni di sentimenti italiani, parteciparono attivamente ai moti rivoluzionari, iscrivendosi alla società massonica e alla Giovane Italia. Tutto ciò sta a dimostrare che i meriti di quest'unità sono di tutti, e non esistono cittadini italiani di serie A o serie B, bianchi o neri; tutti siamo cittadini italiani e fieri di essere tali. Forse quello che unisce noi, cittadini meridionali, con i nostri fratelli "nordici" non è solo una ferrovia, un'autostrada, un aeroporto; ma, a mio parere, quello che ci unisce veramente è quel sentimento nostalgico latino, memore dello splendore dell'antica Roma, di quell'impero dai barbari distrutto; distruzione che col passare degli anni ha portato allo spezzettamento dell'Italia in piccolissimi territori. Un'unità, antica, coperta di polvere come i suoi monumenti. Nonostante tutto io mi considero italiana, cittadina di questa comunità globale con i suoi pregi e difetti. Con la speranza di un' Italia migliore senza mafie né guerre, con un popolo che nonostante le sue diversità si continua ad amare, spero che questo 150° anniversario porti ad una maggiore consapevolezza di stato e di quei valori che hanno portato all'unità che col passare degli anni si stanno perdendo. Valori di giustizia, libertà e fraternità che mi rendono fiera di essere italiana.

 

TESTO di Andrea TREVISI (3° classificato ex aequo)

"AUGURI ITALIA"

Quest'anno ricorre il 150° anniversario dell'unità d'Italia.

Per questa occasione sono stati fatti tanti festeggiamenti in tutta la penisola. La maggior parte delle abitazioni sono provviste delle bandiere, che con il suo tricolore ci trasmette tanta gioia.

Dalla televisione ho appreso tante curiosità sulla vita dei "grandi" che hanno contribuito alla tua unità.

Garibaldi è senz'altro l'eroe più amato dal popolo per il suo coraggio, per il suo spirito di avventura, per il suo valore militare. Molto affascinante è la spedizione dei mille, composta da volontari di varie età ed estrazione sociale diverse. Ho ammirato l'altruismo di Garibaldi che dopo aver tanto combattuto, a Teano salutò Vittorio Emanuele "re d'Italia" e poi preferì andare in esilio nell'isola di Caprera.

Ho apprezzato molto Cavour per il contributo dato alla nostra Patria. Grazie alle sue idee liberali e moderate riuscì a ridurre le tariffe doganali e con i finanziamenti pubblici riuscì a far costruire ferrovie, strade, canali, quindi emancipò una parte della nostra terra.

Ho trovato molto interessanti le idee di Mazzini. Infatti è stato tra i primi a parlare di Nazione, cioè l'unione di tutto il popolo che lotta per la conquista della libertà e dell'unità politica. Molto attento poi era alla classe dei lavoratori per i quali proponeva una riduzione della giornata lavorativa, l'aumento dei salari e l'istruzione nazionale gratuita.

Come vedi Italia mia molti sono stati gli uomini che per te hanno combattuto e che poi sono diventati immortali e che per noi sono degli eroi.

Io di TE prima conoscevo solo l'Inno che sentivo durante le partite di calcio della nazionale. Ora quando sento l'Inno mi commuovo pensando a quel giovane che l'ha composto e che ci fa sentire tutti figli tuoi.

Auguri Patria mia, spero che nessuno ti possa più frammentare. Penso che restando uniti saremo forti, potremo vincere le avversità e aiutare anche il prossimo, come i profughi che sono costretti ad abbandonare la loro terra.

Tanti auguri Italia mia.

 


TESTO di Michela TREVISI (3a classificata ex aequo)

UNITA' D'ITALIA

Passa il tempo e gli anni si rincorrono uno dopo l'altro ma non certamente possiamo proiettarci nel futuro, senza avere piena consapevolezza del proprio passato, delle proprie radici, della storia della propria comunità. Il ricordo, le gioie, le ansie, le lacrime e le speranze ci aiutano a sentirci cittadini del mondo o meglio cittadini d'Italia. Quell'Italia che ha lottato politicamente tra guerre disastrose perdendo sui campi di battaglia molte giovani vite umane. Tra questi anche molti campioti che con fervore hanno contribuito a rendere la nostra comunità un vero gioiello da custodire nello scrigno di ogni cuore. E' proprio dopo l'unità d'Italia avvenuta fra il 1861 e il 1914 che il nostro paese prese il nome di Campi Salentina. Molti sono stati i nostri paesani che hanno speso la loro vita sui campi di battaglia, nei campi di concentramento, tra le indicibili atrocità della guerra, tra mille sofferenze e angosce di un possibile non ritorno. Si sono armati di coraggio e di solidarietà, grazie al conforto dei compagni di sventura, grazie ad una stretta di mano ad un abbraccio e alla speranza di poter tornare a casa dai propri cari. Hanno imparato a tenere duro a stringere i denti perché in fondo alla strada avrebbero potuto riappropriarsi della loro vita. Più volte sono caduti in terra straniera, ma sempre si sono rialzati proseguendo il cammino intrapreso e compiendo con coscienza ed abnegazione il proprio dovere di soldato. Hanno sofferto la fame, il freddo, rischiando più volte di morire, ma non si sono arresi. Chi è riuscito a ritornare da quell'orrore si chiede molto spesso cosa resterà di quella dura esperienza maturata, di quell'amore viscerale e forte che è stato capace di provare per il proprio paese, a rischio della propria stessa vita. Amore che purtroppo, noi giovani generazioni non nutriamo più, insieme al rispetto dei valori fondamentali della libertà e della democrazia. Resta solo, per quanto è possibile ricordare, con dedizione questi 150 anni di Unità d'Italia tra medaglie, croci di guerra e monumenti ai caduti per rendere onore a chi ha combattuto per la nostra patria. Per far sventolare ancora e più di prima sulle nostre piazze la bandiera tricolore simbolo di un Italia forte, dinamica e sempre pronta a farci capire che lottare serve a lasciare ai posteri una traccia di storia un pezzo di mosaico che completa il quadro della nostra vita. Con tanto orgoglio e molto rammarico finisco di scrivere queste mie riflessioni, sperando che il nostro futuro sia migliore di quello precedente e che le sofferenze dei nostri uomini possano un domani farci diventare uomini e donne ricche dentro di amore e fraternità a prescindere dalla razza sia essa negra, bianca, cinese, ma fratelli di Italia e del mondo.

 

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